vendredi 27 mars 2026

Mi chiamo Rémi...

 Mi chiamo Rémi, provengo da un piccolo paese in Francia. Ho sempre goduto di buoni rapporti con la mia famiglia. Da giovanissimo ho iniziato a giocare a calcio e a fare musica. La musica, che oggi è il mio mestiere. Andava praticamente tutto bene. Stimavo essere una buona persona, eppure non ero perfetto: ero orgoglioso.

Un pomeriggio, mentre meditavo nelle colline dietro casa mia, sentii una voce dirmi: “E adesso adora il Dio tuo: Gesù Cristo !” Impaurito, tornai a casa e non dissi nulla a nessuno…

Un giorno in aereoporto, un uomo mi chiese venti centesimi per comprare dell’ acqua. Glieli diedi. Dopo avermi ringraziato, prese la bottiglia e mi propose di condividerla. Rifiutai. Poi, mi dichiarò: “Gesù ti ama”, e se ne andò…

Qualche mese dopo, mentre studiavo all’ università delle arti di Berna incontrai una ragazza di nome Debora. Mi piaceva molto. Un giorno mi disse che era cristiana. Era convinta che la Bibbia era la Parola di Dio. Questo mi parve assurdo. Mi disse anche che la persona che contava di più per lei era Gesù, il Figlio di Dio. Io non credevo in Dio.  

Poco dopo mi innamorai e iniziò una relazione molto complicata. La vita di Debora era basata su questo “Dio”, mentre io non ci credevo affatto. I tempi diventarono difficili. Mi ritrovavo in una strada senza uscita. Debora non avrebbe rinunciato alla sua fede e io non potevo credere in Dio. E perché questo “Dio” della Bibbia e non un altro? Per farmi un’ idea della fede di Debora, lessi l’Evangelo di Giovanni. Il capitolo 11, in cui Gesù risuscita Lazzaro, mi fece riflettere.

Poco dopo mi misi a leggere la Bibbia dall’inizio, per sapere precisamente cosa vi era scritto. Eccone la prima riga: « In principio Dio creò i cieli e la terra. » In quel periodo incontrai diversi problemi: l’amore, la famiglia, la musica, i soldi. Era come se una forza lottasse contro di me, come se combattessi contro qualcosa di più grande, come se fossi in duello con “Dio”. 

Un giorno, andando a scuola, guastai la mia bici. Provai a ripararla, ma senza successo. Tirai un calcio alla ruota della bici e mi ruppi l’alluce. Mi sedetti e piansi. Realizzai che ero debole, così tornai a casa zoppicando. Solo nel mio appartamento, mi coricai sul letto. Mi arresi. Dissi a Dio che aveva vinto e che poteva fare quello che voleva di me. Chiesi perdono, ammesi che avevo sbagliato tutto. In quel momento sentii che tutto era cambiato. Sapevo di essere perdonato e che d'ora in poi appartenevo a Dio.



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